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  aegaion [ l'egeo virtuale ]
         

 

 

" ed oggi ti accusiamo in faccia all'avvenir"

 


Passo e resto come l'Universo
(F. Pessoa)




"Non ho paura delle parole dei violenti
ma del silenzio degli onesti"
Martin Luther King

(segnalata da 
Dedicato , che ringrazio) 




"le anime come i corpi hanno bisogno di cibo,
dateci il pane ma dateci anche le rose

Rosa Luxemburg



 

 




 



19 ottobre 2006

sogno e teatro

Lui sta facendo il moderatore nel dibattito sui sogni che sta coinvolgendo alcuni bloggers in questi giorni.

A me toccherebbe esplorare il rapporto tra sogno e teatro (intendendo per sogno la dimensione onirica, non il delirio ad occhi aperti che accompagna il mio quotidiano, quando immagino mondi paralleli di cui io sono signora e padrona).

Mi piacerebbe illustrare nel dettaglio una tecnica del training attoriale che utilizza i sogni personali come serbatoio per rappresentare quelle emozioni forti che l’esperienza individuale (per buona sorte o sfortuna) non ci fornisce: la follia assassina, il terrore puro, la passione travolgente.

O ancora, mi piacerebbe descrivere la difficoltà di un interprete  nel rendere sul palcoscenico la rappresentazione di un sogno: un gioco di scatole cinesi, una  discesa a infinito.

Ma non sfuggo alla trappola dell’ovvietà: come non citare il “Sogno di una notte di mezza estate”  , cavallo di battaglia di mille compagnie amatoriali, teatri scolastici e laboratori di quartiere?

“Se le nostre parole offesi vi hanno,

considerate – e poco sarà il danno-

che quanto vi comparve qui davanti fu inganno,

e che sognaste tutti quanti”

(Inganno? Forse Shakespeare giocava a confondere le idee se da qualche altra parte ha affermato che “siamo fatti della stessa materia dei sogni”).

La definizione più esauriente sul rapporto teatro-sogno l’ho trovata in un fumetto: Sandman, signore del sogno, chiede a Mastro Shakespeare di rappresentare un’opera (forse la Tempesta?) per la sua corte e i suoi amici che eccezionalmente entrano nella mondosfera.

Titania, Oberon e Puck sono tra gli spettatori. Puck si frega gli occhi e , guardando lo spettacolo, si chiede: “E’ finzione , eppure è reale ! CHE MAGIA E’ MAI QUESTA?????”

 

 




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25 maggio 2006

eleganza anni 40

Mio padre giudica con sufficienza la mia attività di attrice amatoriale e la mia dieta vegetariana. Sostiene che mucche, pecore e conigli mangiano erba per tutta la vita e si ammalano lo stesso e quindi non ci vede nulla di salutare nel rinunciare alle proteine animali.

E poi afferma che la mia attività teatrale, capriccio di intellettuale di terzo millennio, non mi darà mai le stesse emozioni che ha ricevuto lui, quando, nel secondo dopoguerra, in uno sputacchio di paese a sessanta chilometri da Roma, faceva parte di  una compagnia di attori dilettanti, composta da contadini, artigiani, studenti e disoccupati.

Al primo che si recava a Roma veniva commissionato l’acquisto di un copione qualsiasi: si lavorava quindi con una sola preziosissima copia, imparata a memoria in fretta e cincischiata nell’improvvisazione.

Da quell’attività tutti ricevevano benefici: si imparavano i congiuntivi, si studiava la storia, si sognava su drammoni di guerra e d’amore. E soprattutto si mangiava, perché i compaesani erano  particolarmente riconoscenti per lo spettacolo, rarissimo momento di svago, oltre alla festa patronale e a qualche matrimonio.

La compagnia era apprezzata e richiesta anche nei paesi del circondario: in uno di queste occasioni ,  il paese ospitante era così povero da non avere neanche uno spazio decente a fare da palcoscenico. Per cui si allestì uno spazio improvvisato e il parroco convinse una ragazza , prossima sposa, ad offrire il suo corredo per arredare la scena. La ragazza acconsentì volentieri, fiera di mostrare a tutti la biancheria ricamata con le sue manine di fata.

Grande successo di pubblico (c’erano anche i contadini dei più sperduti casali), applausi e ricca cena offerta dal paese. Ma quindici giorni dopo il parroco andò lamentarsi  della scomparsa di due tovaglie. Gli attori negarono, professarono la loro innocenza , dicendosi “poveri , affamati, ma onesti” e la cosa finì lì.

Qualche sospetto cominciò a prendere forma quando, alla festa patronale, due attori sfoggiarono eleganti camicie di finissimo lino….

 (si trattava di due persone appartenenti a famiglie povere e numerose, dove scarpe e vestiti smessi passavano da un fratello all’altro)

 




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4 aprile 2006

berlusconata

ieri sera ho partecipato ad una serata scatenata di danze per un amico che si candida. Come si dice: "alla sera leoni , al mattino coglioni"... Come faceva Berlusconi stamattina a sapere di me , quando ha definito gli elettori di centro - sinistra??? 




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11 marzo 2006

il senso del teatro

" Secondo Krippendorf * il teatro, da Eschilo a Shakespeare, ha avuto una funzione determinante nella formazione dell'uomo occidentale perchè con il suo mettere in scena tutti i protagonisti di un conflitto , ognuno con il suo punto di vista, i suoi ripensamenti e le sue possibili scelte di azione, è servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilità della violenza che non raggiunge mai il suo fine".
Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra

Una visione ottimistica sul valore del teatro, visti i conflitti e le tensioni del mondo occidentale. Poichè non credo che Eschilo, Shakespeare e c. non conoscessero il loro mestiere, è legittimo pensare che gente come  Bush e i vari signori della guerra non siano andati abbastanza a teatro.

* Ekkehart Krippendorf, autore del libro "L'arte di non essere goveranti: l'etica politica da Socrate a Mozart" , citato da Terzani. (veramente il titolo viene citato in tedesco, domani lo scrivo correttamente, ora è tardi)




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1 marzo 2006

protagonisti



J. Mirò - Gatto frustrato dal volo di un uccello



Mirò, gatto appagato

Si dice che nessun attore di una certa fama voglia andare in scena con un bambino  o con un animale. Pare che rubino gli applausi




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9 febbraio 2006

Cyrano

"Io sono elegante dentro. No, non mi agghindo come una fraschetta, ma sono assai più pulito, anche se meno carino. Io non andrei mai in giro portandomi addosso - magari per negligenza - un affronto non lavato, un onore sgualcito, la coscienza ingiallita di sonno, degli scrupoli. Non c'è nulla che in me non risplenda. Sono libero, leale. Le mie verità, quando cammino tra la gente, risuonano come speroni."




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26 gennaio 2006

sul teatro

Visti i commenti ricevuti, preferisco rispondere con un post anzichè con singole risposte. Come qualcuno mi ha detto, il teatro è la mia droga e sniffo polvere di palcoscenico : ecco il perchè  del  delirio che si impadronisce di me quando parlo di questi argomenti. Le prove sono andate bene, ci stiamo preparando con degli esercizi e vagliamo copioni, mentre lo spettacolo è previsto in primavera. A proposito de "Il piacere dell'Onestà" , sogniebisogni mi ha suggerito di fare una recensione. Mi piacerebbe farlo , ma non possiedo sufficiente capacità tecnica e cultura in materia, temo. Però posso riportare alcuni pensieri personali , senza alcuna pretesa. Anche stavolta mi sono trovata a riflettere su un certo tipo di recitazione femminile. Sono molto infastidita dalle recitazioni uterine che alcune attrici esprimono: mi riferisco alle voci strozzate, ai movimenti enfatici, alle salite di tono, alle scene madri- Si tratta di interpretazioni molto efficaci nel fare presa sullo spettatore, che rendono bene l'idea del "teatrale" . Ma comunicano un senso di tensione interna che toglie carisma all'attrice, provocando un impatto momentaneo nello spettatore , non una vera e duratura emozione. Anna Magnani poteva permetterselo: lei aveva veramente un mondo di passioni dentro di sè, la sua recitazione rifletteva la sua reale personalità. Ma una volta ho visto, in un vecchio film, Titina De Filippo (?) recitare il drammaticissimo monologo della iniziazione alla prostituzione di Filumena Marturano: lo recitava con un tono dimesso, un discorso semplicissimo. In quelle parole sussurrate c'era più dramma che in un pianto dirotto... Le attrici giovani ? Meglio non parlarne... Voci senza nerbo, fisico in evidenza,   scene recitate incongruamente sopra le righe, birignao holliwoodiani, o toni da accademia. Fascino :zero carbonella .. Alla fine esco spesso dallo spettacoli chiedendomi che ci avrà trovato -  che so - Romeo in quel torso di broccolo di Giulietta.




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22 gennaio 2006

il piacere dell'onestà

(  Aegaion recupera lo spazio su questo blog, usurpato dall’ombrosa Maria del post di ieri)

Tra poco andrò a vedere il “Piacere dell’Onestà” di Luigi Pirandello, con Giuseppe Pambieri. La prima volta nella mia vita che andai a teatro vidi proprio quest’opera interpretata da Alberto Lionello ed Erica Blanc;  mi piacerebbe tanto poter dire che, grazie a quelle memorabili interpretazioni,  rimasi folgorata dalla magia del teatro al punto da decidere in quell’istante il mio futuro. E invece no, non andò così!!. Per fortuna il mondo reale non è come i film di successo, bugiardi incantatori: per cambiare la vita e i pensieri delle persone, per realizzare sé stessi e i propri desideri non bastano una bella cioccolataia, non serve iscriversi a scuole di ballo, incontrare una prostituta filosofa e via citando.. !!Una volenterosa professoressa di lettere, giovane e con la testa piena di sogni, decise di portare un branco di ragazzine, in piena tempesta ormonale, a vedere Pirandello, per elevarle culturalmente e - chissà - magari far scattare in qualcuna di loro il sacro fuoco dell’arte. In verità, per noi quello fu il pretesto per avere una giustificazione per l’indomani, nonché un' impedibile occasione per incontrare e rimorchiare boys. E così, vestite, truccate e cotonate come le coriste di Madonna, prendemmo posto in uno dei più austeri teatri di Roma; le mie amiche lanciavano sguardi assassini intorno a sè, per poter identificare ogni eventuale preda rimorchiabile. Io, che ero già miope e somigliavo a una corista dell’Antoniano, non avevo altra scelta se non quella si  concentrarmi sullo spettacolo.  Ricordo che non  capii niente della trama: si parlava per accenni criptici di un matrimonio riparatore, c’erano di mezzo una relazione adulterina e una gravidanza da nascondere  (all’epoca non avevo ancora capito le regole di base  delle storie sentimentali, figurarsi  se ne conoscevo il corso avanzato). Mi annoiai a morte, non capii nulla e oggi ricordo solo di aver ammirato i pizzi del vestito di Erica Blanc, l’alone di luce attorno ai suoi capelli biondo rossi e il superbo arredo del teatro.




permalink | inviato da il 22/1/2006 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa



22 dicembre 2005

C'era una volta...

Un piccolo prologo alla storia tra Aegaion e il teatro. Un po’ come il preludio alla Trilogia della Fondazione o alla saga di Guerre Stellari.

Siamo alla fine degli anni ’40, in Sabina, l’area tra Roma e Rieti famosa per il ratto omonimo, per l’olio d’oliva e….basta!! Oddio,  forse oggi c’è anche un bel gruppo di musicisti del posto che si chiamano “I ratti della Sabina”, ma non tutto questo basta per far uscire questa zona da un sostanziale anonimato. Nessuno scrittore nativo (tranne Terenzio Varrone), nessun film o libro che abbia avuto la Sabina come sfondo, niente di niente. Dunque in questa zona, nel dopoguerra un gruppo di giovani, senza lavoro, senza prospettive, con scarsa o nulla istruzione decide di CREARE UNA COMPAGNIA TEATRALE. Nessuno di loro sa chi è Pirandello, nessuno di loro ha mai visto un teatro “vero”  , non si conosce bene neppure la pronuncia dell’italiano, figuriamoci le regole della dizione. Intorno c’è un passato recente , segnato da guerra e povertà, e davanti un futuro deludente: fare gli operai a Roma e vivere in una camera in affitto oppure rimanere a fare i contadini o gli artigiani in paese, in ogni caso con l’unica certezza della fatica quotidiana.

Ma c’è anche un presente da vivere,  composto dalle miserie e dalle grandezze della vita di provincia. Il prete mette a disposizione la sala parrocchiale per le prove quasi quotidiane, in cambio della presenza costante a messa (solita storia!); due o tre attori sono sarti nella vita e provvedono ai costumi. Quello che ha studiato al seminario trova i copioni - opere con trame basate sui grandi temi (l’amore, la vendetta, la nostalgia) -  ;il falegname , l’imbianchino provvedono alla scenografia. E così le serate (le lunghe interminabili serate della provincia) diventano nuove e diverse : addirittura ragazze e ragazzi possono frequentarsi con la scusa del teatro.

La compagnia ha fortuna: gira nei paesi limitrofi in occasione di sagre e feste patronali, recita su quattro assi montate nelle piazze. Una cena offerta agli attori come rimborso spese vale immensamente, dopo la fame recente degli anni della guerra; si moltiplicano le occasioni per conoscere nuove ragazze e si gira la provincia (che era di per sé già un lusso da privilegiati). L’apice della gloria è una settimana in cartellone al Teatro Vespasiano di Rieti (si chiama proprio così!!), laddove era semplicemente da spudorati pensare di mettervi piede. La storia la faccio finire qui. L’ho ridotta all’essenziale, non è una favola, perché ha risvolti amari, ma non è neanche una storia brutta.

FU COSì CHE QUANDO APPARVE CHIARO CHE NELLA MIA VITA ERA ENTRATA UNA NUOVA PASSIONE, TROVAI IN MIO PADRE UN INASPETTATO ALLEATO!!!

L’omino mite , dignitoso impiegato dello Stato, aveva uno scheletro nell’armadio: un passato da attore NELLA PARTE DEL CATTIVO!




permalink | inviato da il 22/12/2005 alle 1:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa



20 dicembre 2005

"Se avete lacrime da piangere, preparatevi a versarle tutte"

Più commovente del “Racconto di Natale”,  più avvincente di Harry Potter, più sentimentale de “Lo specchio della vita”,  questa è la storia dei miei inizi teatrali.

(Il titolo del post l’ho preso in preso in prestito da Shakespeare, ovviamente)

Qualche anno fa decisi di passare dall’altra parte del palcoscenico. Non ricordo come mai : forse avevo confusamente percepito che  in gran parte della mia vita quotidiana passavo da un ruolo all’altro . Studentessa promettente, impiegata affidabile, fidanzata fedele, amica leale, figlia modello (e si potrebbe continuare con tutti gli stereotipi del “buono – bravo - bello”). In più, timida come un piccolo coniglietto  e spaventata a morte dall’idea di deludere chiunque o di esprimere anche un più che legittimo dissenso.  Per cui decisi di ritagliarmi uno spazio mio, dove poter fare finta di essere qualcun altro e vivere una vita diversa: ovviamente, in quel periodo non avevo capito ancora niente del teatro e non ero così consapevole di ciò che mi stava succedendo.

Per paura di mettermi troppo in gioco, mi iscrissi ad un laboratorio di teatro amatoriale nel mio quartiere, rivolto agli studenti e a prezzi popolari. Ma provavamo in un vero teatro (con tanto di polvere del palcoscenico e forse con fantasma annesso) e avevamo per insegnante una vera attrice (diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica che faceva il vigile urbano per vivere)!!! La mia famiglia disapprovava questa mia insolita passione e perciò , ogni martedì, per evitare  prese in giro e recriminazioni, dicevo di andare dal dentista: uscivo truccata  e pettinata decorosamente per togliermi poi fard e rossetto per la strada.  Ai miei compagni di corso, da cui mi separava circa un decennio, non dissi di aver già terminato gli studi, di avere un lavoro fisso e una storia consolidata: volevo che vedessero in me la persona, senza le sovrastrutture della vita quotidiana.  Se mi avessero accettata così come ero, ebbene quello sarebbe stato già un successo. Mesi di esercizi per riappropriarmi delle cose più naturali e spontanee: camminare, parlare, gesticolare senza censura per far emergere quello che veramente ero. E cioè una persona curiosa del mondo, desiderosa di partecipare, conoscere, esprimersi e di offrire al mondo la propria unicità di individuo, senza modelli predefiniti. Perché un attore vero non finge, ma mette il proprio mondo interiore al servizio della parte che interpreta. Dopo tre mesi fui messa alla prova, da sola sul palco : “recitaci una poesia, la prima che ti viene in mente”. E, nonostante le mie raffinate letture, cosa mi venne in mente ………………?????
“LA VISPA TERESA"

Ma ebbi il primo applauso !!

Poi cambiai amici, fidanzati, lavoro, imparai a camminare con le spalle dritte per andare incontro al mondo e a respirare lungo-lento-profondo, e lo racconterò meglio in un altro post..




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